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Eneide Libro Secondo - nelle versioni di Annibale Caro e Giacomo Leopardi


Autorizzazione alla pubblicazione gentilmente concessa dalla Fondazione Carima di Macerata, detentrice di tutti i diritti editoriali.

Presentazione di Giuseppe Sposetti - ex Presidente della Cassa di Risparmio della Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata

La serie dei volumi di letteratura italiana prosegue con successo insperato e ciò può dirsi con assoluta certezza, in considerazione delle continue pressanti richieste che giungono non solo da ogni parte d'Italia, ma anche da studiosi e università straniere.
Indubbiamente si è colto un momento felice nell'inventare queste edizioni che hanno il sapore della rarità e che vedono ristampati testi inconsueti, di facile lettura, ma di grandissima importanza.
Quest'anno Virgilio con il secondo canto dell'Eneide nella doppia versione di Annibal Caro e di Giacomo Leopardi: Annibal Caro già avanti con gli anni, Giacomo Leopardi appena diciottenne: all'invenzione del primo, la fedeltà al testo virgiliano del secondo.
Si è aggiunto anche il testo originale latino. Una sfida lanciata al lettore perché esso possa raffrontare le due versioni, avendo sotto mano anche l'originale.
Il saggio introduttivo è stato redatto dallo scrittore e poeta prof Alfredo Giuliani; il pittore Enzo Brunori ha collaborato all'edizione illustrando in un modo magico e pieno di fascino questo canto virgiliano; ed ora non resta che augurare a questo volume quel felice destino che ha accompagnato gli altri quattro che lo hanno preceduto.
La Banca Cassa di Risparmio della Provincia di Macerata spa continua così quella che è ormai divenuta una tradizione culturale a tutto campo, ove viene abbandonato l'effimero, tesa a realizzare solo attività che siano degne di entrare nella storia della cultura italiana.
Un ringraziamento a tutti, e fra essi anche all'editore Motta che con tanta passione segue la nostra attività.


Dall'introduzione di Alfredo Giuliani

Nell'incompiuto saggio su Leopardi, che riprendeva le lezioni napoletane del 1876 e altri studi, Francesco De Sanctis dedicò un brillante e feroce capitolo alla traduzione del secondo libro dell'Eneide, composta dal giovanissimo "erudito" nel 1816 e stampata nel febbraio del '17. Il furore critico di De Sanctis vibra d'insofferenza e non concede nulla a quella pietà storica, o si direbbe meglio pietà del gusto, che noi pratichiamo con rispettosa e a volte sorniona diligenza anche nei riguardi di scrittori minimi, figurarsi dei massimi. Per forza di cose nella breve prefazione, Leopardi aveva giocato d'anticipo tirando egli stesso in ballo (ma tenendosi alla larga) la classica e assai reputata traduzione di Annibal Caro. Era poi tornato più esplicitamente sull'argomento, come vedremo meglio, pochi mesi dopo. Ora, che cosa fa il De Sanctis? Puntualizza il paragone tra i due traduttori con esempi sciabolanti e inferendo loro gran piattonate sulla testa per avvertire tutti: "se il giovane ebbe ragione contro il Caro, ebbe torto a voler mostrar lui come s'aveva a fare".
Il drastico giudizio s'appoggia sopra un'analisi incalzante e quasi spazientita dei primi tredici versi del testo latino confrontati con le due versioni, le quali ne escono ferite e con le ossa rotte. Non solo; alla fine del suo furente assalto il critico compie una giravolta di supremo effetto, dicendo ai lettori: "Volete sentire il vero traduttore di Virgilio? Volete il poeta che rende il poeta, ma a modo suo e con tono e con accento suo?" Ed eccolo squadernare dal canto XXXIII del'Inferno quattro stupende epifanie virgiliane (così dobbiamo chiamarle) in cui riecheggiano, appunto, i primi versi del secondo libro dell'Eneide. Diciamolo francamente: citando quei passi di Dante l'idealista De Sanctis aveva buon gioco nel mostrare i segni tangibili della versione ideale, che sola egli riteneva desiderabile. Ben lontani dal soddisfare il suo desiderio gli risultavano ad apertura di libro il vecchio Caro e il giovinetto Giacomo. [ ... ]

 

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